28/02/2012 – Luigi Lo Cascio, Diceria dell’untore

Print Print


Luigi Lo Cascio, Diceria delluntoreLa creazione lirica e barocca di Bufalino rivive nelloriginale rilettura di Pirrotta che innesta e imprime, nella trama scenica, le orme di forti tensioni drammatiche, scaturite dal suo personale universo poetico. Fino a riconsiderare lassunto bufaliniano in una prospettiva in cui a prevalere nella storie come nella Storia non linesorabile Mietitrice, ma la Vitache abbracciala Morte. Unarivisitazione che idealmente – seppure ad opera di altra mano – riapre ilwork in progressdello scrittore, per anni intento ad intervenire sul testo, rimodulando la struttura narratologica e perfezionandone la straordinaria invenzione linguistica.

Nel marzo 1981, alla vigilia della pubblicazione, in unintervista apparsa sullEspresso e firmata dall’amico Leonardo Sciascia, che con Elvira Sellerio lo aveva incoraggiato a completareil romanzo, lautore confidava: Lho pensato e abbozzato verso il 50, lho scritto nel 71. Da allora una revisione ininterrotta: fino alle bozze di stampa.Mi venuto dallesperienza di malato in un sanatorio palermitano negli anni del dopoguerra, quando la tubercolosi uccideva e segnava ancora come nellOttocento. Il sentimento della morte, la svalutazione della vita e della storia, la guarigione sentita come colpa e diserzione, il sanatorio come luogo di salvaguardia e dincantesimo. E poi la dimensione religiosa della vita, il riconoscersi invincibilmente cristiano.

Monta cos nel racconto di amore e morte unatmosferanoir, ma profumata di zagara e rischiarata dal sole della Sicilia. lestate del 46. A rievocare la vicenda un io narrante senza nome, che assolve il dovere che proprio di un sopravvissuto: testimoniare i fatti. La sua lesperienza dolorosa di un reduce, colpito dalla tbc, che approda perci in un sanatorio, la Rocca, sulle alture di Palermo: il suo secondo apprendistato di morte, dopo quello della guerra. Mentre condivide con i malati la fatalistica attesa della fine, entra nelle simpatie dellinquietante Gran Magro, lanziano primario, nobile e alcolizzato. Nel loro rapporto irrompe la diafana Marta, irrimediabilmente segnata dal male e dalla violenza della guerra. Tra i due giovani scaturisce un amore senza futuro. E mentre via via la morte falcia la ragazza e altri degenti senza speranza, la ritrovata salute vissuta dallio narrante con angosciosi sensi di colpa, come una diserzione dal noviziato della morte intrapreso insieme ai compagni di sciagura che non ce lhanno fatta: un tradimento involontario che richiede almeno il riscatto del racconto, la testimonianza della diceria.

Questo lapprodo di un capolavoro a lungo meditato fino alla pubblicazione, avvenuta – s detto – nel 1981 con immediato successo, suggellato lo stesso anno dal Premio Campiello a quello che appare come il romanzo desordio dellautore, allora gi sessantunenne. Il Teatro Stabile di Catania ne propone per la prima volta ladattamento scenico, proseguendo nella linea direttrice che in oltre cinquantanni di storia e di vita ha visto lente costantemente impegnato nella valorizzazione della grande letteratura siciliana, non solo la drammaturgia ma anche la narrativa.

durata 100 senza intervallo

Orario recite: marted, gioved, venerd ore 20.45
mercoled, domenica ore 17.00 | sabato ore 16.30 e 20.45

Prezzi:
I Plateaeuro 32 II Plateaeuro 30 Balconataeuro 28
I Galleriaeuro 17 II Galleriaeuro 11
Ridotto giovani e gruppi: fino al 36%
Ridotto over 65 (mercoled e sabato pomeriggio): fino al 22%

Source Article from http://www.info.roma.it/evento_dettaglio.asp?eventi=22732

Category : Eventi

Comments are closed.